venerdì 4 febbraio 2011

La preghiera

Cari fratelli, tutti noi sappiamo che la preghiera è molto importante nella vita di fede.
La preghiera impedisce l'affievolimento della fede, della speranza e della carità.
Molti cattolici d'oggi affermano di non aver tempo per pregare ma in realtà, se analizziamo la nostra vita, ci accorgeremo che spendiamo molto tempo in attività inutili.
Non è forse vero che rimaniamo per ore a guardare la televisione?
Non è forse vero che molti cattolici spendono molto tempo in attività "ricreative" che potrebbero essere facilmente ristrette per far posto alla preghiera?
Se noi ci ritagliassimo anche solamente 15 minuti al giorno per la preghiera, anche le nostre attività umane ne ricaverebbero vantaggio.

mercoledì 26 gennaio 2011

Domande sul sesto e nono Comandamento

Che cosa ci proibisce il sesto comandamento: Non commettere atti impuri?
Il sesto comandamento: Non commettere atti impuri, ci proibisce ogni atto, ogni sguardo, ogni discorso contrario alla castità, e l'infedeltà nel matrimonio.

Che cosa proibisce il nono comandamento?
Il nono comandamento proibisce espressamente ogni desiderio contrario alla fedeltà che i coniugi si sono giurata nel contrarre matrimonio: e proibisce pure ogni colpevole pensiero o desiderio di azione vietata dal sesto comandamento.

É un gran peccato l'impurità?
È un peccato gravissimo ed abominevole innanzi a Dio ed agli uomini; avvilisce l'uomo alla condizione dei bruti, lo trascina a molti altri peccati e vizi, e provoca i più terribili castighi in questa vita e nell'altra.

Sono peccati tutti i pensieri che ci vengono in mente contro la purità?
I pensieri che ci vengono in mente contro la purità, per se stessi non sono peccati, ma piuttosto tentazioni e incentivi al peccato.

Quando è che sono peccati i pensieri cattivi?
I pensieri cattivi, ancorché siano inefficaci, sono peccati quando colpevolmente diamo loro motivo, o vi acconsentiamo, o ci esponiamo al pericolo prossimo di acconsentirvi.

Che cosa ci ordinano il sesto e nono comandamento?
Il sesto comandamento ci ordina di essere casti e modesti negli atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole. Il nono comandamento ci ordina di essere casti e puri anche nell'interno, cioè nella mente e nel cuore.

Che cosa ci convien fare per osservare il sesto e il nono comandamento?
Per ben osservare il sesto e il nono comandamento, dobbiamo pregare spesso e di cuore Iddio, essere divoti di Maria Vergine Madre della purità, ricordarci che Dio ci vede, pensare alla morte, ai divini castighi, alla passione di Gesù Cristo, custodire i nostri sensi, praticare la mortificazione cristiana e frequentare colle dovute disposizioni i sacramenti.

Che cosa dobbiamo fuggire per mantenerci casti?
Per mantenerci casti conviene fuggire l'ozio, i cattivi compagni, la lettura dei libri e dei giornali cattivi, l'intemperanza, il guardare le immagini indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose, e tutte le altre occasioni di peccato.

martedì 25 gennaio 2011

Pensieri
“Mi domando se non sia ora di impazzire un po’ tutti, riscoprendo quel cristianesimo evangelico, estremistico, radicale, disarmato, dolcemente forsennato, che ci abbaglia ancora dalle pagine degli evangelisti e nelle cronache dei martiri, nei Fioretti di san Francesco e negli Inni di san Giovanni della Croce”

Italo Alighiero Chiusano

venerdì 21 gennaio 2011

Lo scandalo

Oltre alla vita materiale l'uomo ha una vita spirituale.
Il quinto Comandamento ci proibisce di commettere attentati alla vita dell'anima, quale lo scandalo: un vero e proprio omicidio spirituale.
Lo scandalo è ogni discorso, scritto e azione che induce altri a compiere il male.
Chi scandalizza si fà tentatore del suo prossimo.
La gravità dello scandalo è maggiore quando a causarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad educare gli altri. E' il caso dei genitori che hanno nei confronti dell'educazione religiosa e morale dei figli una responsabilità primaria.
E' il caso dei sacerdoti, ai quali i fedeli guardano come ai maestri della verità e ai testimoni della santità. Il loro buon o cattivo esempio può edificare o distruggere più di quando si possa immaginare.
Si rendono colpevoli di scandalo anche coloro che promuovono leggi o strutture sociali che portano alla degradazione dei costumi e alla corruzione della vita religiosa, a condizioni sociali che, volontariamente o no, rendono difficile un comportamento cristiano conforme ai Comandamenti.
Chi ha dato uno scandalo ha il dovere di ripararlo. Ma in che maniera? Cambiando condotta, dando buon esempio, e infine sforzandosi d'impedire gli effetti che vi sono ancora: ad esempio, revocando i cattivi consigli dati, ecc..

Brani tratti da catechesi di
P.Francesco Pio M. Pompa FI
Il settimanale di padre Pio

giovedì 20 gennaio 2011

Il quinto Comandamento

Non uccidere
Il quinto Comandamento ci ordina di rispettare ogni vita umana, dal momento del concepimento fino a quella della morte naturale.

Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile alla vita.
La Bibbia afferma: "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato" (Ger 1,5).

Il quindo Comandamento ci proibisce di commettere attentati alla vita del corpo quali, ad esempio, l'omicidio, l'aborto, l'eutanasia e il suicidio.

martedì 18 gennaio 2011

Il quarto Comandamento


Onora il padre e la madre

Il quarto Comandamento ci ordina di onorare i genitori.
La parola onorare racchiude in sé tutti i doveri dei figli verso i genitori: amore, rispetto, riconoscenza, obbedienza e aiuto nelle necessità, soprattutto durante la vecchiaia (cf CCC, nn. 2214-2220).
Amare i genitori vuol dire sentire per essi un affetto sincero, per cui si fanno proprie tutte le loro gioie ed i loro dolori e si desidera di far loro tutto il bene che si può fare. Siamo loro debitori perché Dio ci ha dato la vita per mezzo loro; hanno sofferto per noi; hanno vegliato ansiosi sulla nostra culla e ci hanno allevati ed educati con ogni amore. Ci ricorda la Sacra Scrittura: «Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?» (Sir 7,27-28).
Mancano perciò quei figli che trattano i genitori con arroganza, che li offendono, che rinfacciano loro difetti o colpe commesse, che li umiliano ed infine coloro che giungono a vergognarsi della loro ignoranza e povertà (cf CCC, nn. 2215-2216). «Per tutto il tempo in cui vive nella casa dei genitori, il figlio deve obbedire ad ogni loro richiesta motivata dal proprio bene o da quello della famiglia» (CCC, n. 2217). Un esempio insigne di ubbidienza fu dato all’umanità da Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, che obbedì al Padre suo fino alla morte in croce, e ubbidì perfino a due creature della terra: alla Madonna e a san Giuseppe. Il Vangelo compendia la vita privata di Gesù con questa frase: «Era soggetto ad essi» (Lc 2,51).
«I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati. Ma se in coscienza sono persuasi che è moralmente riprovevole obbedire ad un dato ordine, non vi obbediscano» (CCC, n. 2217).
Un figlio è tenuto a disubbidire ai genitori solo nel caso in cui essi comandassero cose contrarie ai Comandamenti di Dio o ai Precetti della Chiesa; ad esempio se proibissero in un giorno festivo d’andare a Messa o comunque spingessero al male.
«Con l’emancipazione cessa l’obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che ad essi è sempre dovuto.
«Il quarto Comandamento ricorda ai figli, divenuti adulti, le loro responsabilità verso i genitori. Nella misura in cui possono, devono dare loro l’aiuto materiale e morale, negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia, di solitudine o di indigenza» (CCC, n. 2218).
La Bibbia richiama questo dovere dei figli: «Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati, chi riverisce la madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli, sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce suo padre vivrà a lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre» (Sir 3,2-6).«Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo mentre sei nel pieno del vigore [...] Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre è maledetto dal Signore» (Sir 3,12-13.16).
Il rispetto verso i genitori si riflette su tutto l’ambiente familiare. Concerne anche le relazioni tra fratelli e sorelle: «Corona dei vecchi sono i figli dei figli» (Prv 17,6). «Con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza» sopportatevi «a vicenda con amore» (Ef 4,2) (cf CCC, n. 2219).
Il quarto Comandamento si rivolge anzitutto ai figli, ma implicitamente riguarda chiunque è sottomesso ad ogni legittima autorità. Inoltre esso implica e sottintende i doveri dei genitori, tutori, docenti, capi, magistrati, governanti e di tutti coloro che esercitano un’autorità su altri o su una comunità di persone (cf CCC, n. 2199

lunedì 17 gennaio 2011

Domande sul terzo Comandamento


Che cosa ci ordina il terzo comandamento: Ricordati di santificare le feste?
Il terzo comandamento: Ricordati di santificare le feste, ci ordina di onorare Dio con opere di culto nei giorni di festa.

Quali sono i giorni di festa?
I giorni di festa sono le domeniche ed altre festività stabilite dalla Chiesa.

Perché nella legge nuova si santifica la domenica invece del sabato?
La domenica, che significa giorno del Signore, fu sostituita al sabato perché in tal giorno Gesù Cristo Signor nostro risuscitò.

Quale opera di culto ci viene comandata nei giorni di festa?
Ci viene comandato di assistere divotamente al santo sacrificio della Messa.

Con quali altre opere un buon cristiano santifica le feste?
Il buon cristiano santifica le feste: 1.° coll'intervenire alla Dottrina cristiana, alle prediche ed ai divini uffizi; 2.° col ricevere spesso, con le dovute disposizioni i sacramenti della Penitenza e dell' Eucaristia; 3.° coll'esercitarsi nell' orazione e nelle opere di cristiana carità verso il prossimo.

Che cosa ci proibisce il terzo comandamento?
Il terzo comandamento ci proibisce le opere servili e qualunque opera che ci impedisca il culto di Dio.
Quali sono le opere servili proibite nei giorni di festa?
Le opere servili proibite nei giorni di festa sono le opere dette manuali, cioè quei lavori materiali in cui ha parte più il corpo che lo spirito; come quelle che ordinariamente si fanno dai servi, dagli operai e dagli artieri.
Quale peccato si commette lavorando in giorno di festa?
Lavorando in giorno di festa si commette peccato mortale: scusa però dalla colpa grave la brevità del tempo che si occupa.

Perchè sono proibite le opere servili?
Sono proibite nelle feste le opere servili, affinché possiamo meglio attendere al divin culto e alla salute dell'anima nostra; e riposarci dalle fatiche. Per questo non è proibito qualche onesto divertimento.

Tuttavia la Chiesa è ben consapevole che alcune attività sono necessarie anche di domenica per il buon funzionamento della società, come pure che, in particolari situazioni, hanno la precedenza i bisogni e le necessità della famiglia.
Si tratta di attività lavorative, il cui svolgimento è necessario per gravi ragioni:
1) la pubblica utilità. Esempio: i servizi di trasporto, il funzionamento degli impianti elettrici, idrici, del gas, gli strumenti della comunicazione sociale, ecc.;
2) la necessità di vita. Esempio: cucinare, urgenti lavori domestici, ecc.;
3) il pericolo di danni notevoli. Esempio: lavori urgenti in campagna o nelle grandi fabbriche, lo sgombero di edifici pericolanti, tenere accesi determinati impianti tecnici (per esempio, altiforni), i quali se venissero spenti e ridotti completamente all’inattività di domenica comporterebbero danni notevolissimi, o la cui riattivazione dopo la domenica comporterebbero costi molto elevati, ecc.;
4) la carità verso il prossimo. Esempio: l’assistenza di un malato grave;
5) la pietà. Esempio: lavori in chiesa da parte di chi presta servizio;
6) la consuetudine del luogo. Esempio: servizi di ristorazione e turistici ecc..

Queste eccezioni chiaramente non possono divenire un alibi per poter superare i limiti della liceità morale, come si tende a fare nella società dei consumi, col risultato di distruggere la Domenica e di ridurla ad un giorno feriale qualsiasi. Il criterio economico non deve prevalere sulla necessità di santificare i giorni festivi. I pubblici poteri quindi devono vigilare affinché sia assicurato ai cittadini un tempo destinato al riposo e al culto divino. Anche i datori di lavoro hanno un obbligo analogo nei confronti dei loro dipendenti (cf CCC, n. 2187).