martedì 26 ottobre 2010

Cattolici bambini


Caro Amico, noi siamo invitati da Gesù ad essere bambini - pena l'impossibilità di entrare nel Regno dei Cieli - perciò temiamo di definirci "adulti" come certuni - per giustificare la propria disobbedienza morale e dottrinale alla Chiesa - amano definirsi.L'amore al prossimo - poi- non significa, come oggi si usa fare,cedimento e concessione alcuna sul piano dottrinale. Chi resta fermo e irremovibile sulla dottrina - cioè il cattolico - è poi pronto ad accogliere con amore l'errante, ma mantenendo fermissima la condanna senza appello dell'errore. Per amore del prossimo, quindi, si deve dire e testimoniare la verità, non sottacerla. Oggi spesso si spaccia l'accettazione delle dottrine eretiche come amore per l'errante.L'amore per l'errante (l'eretico) implica, per noi cattolici, sempre l'accoglienza della sua persona ma la confutazione senza cedimenti della sua eresia.


Tratto dal blog di don Camillo

lunedì 25 ottobre 2010

La preghiera


Cari amici,
Alcuni mi scrivono lamentandosi che da tanto tempo chiedono delle grazie a Dio senza essere ascoltati. Sembra quasi che Dio sia sordo alle loro invocazioni. Ma Dio ascolta o non ascolta?
Dio ascolta sempre. Anzi, sa già ciò di cui noi abbiamo bisogno prima ancora che glielo chiediamo. A volte ci dà le grazie senza che le domandiamo. Ma noi non ci facciamo caso.
Dio ascolta sempre, ma non sempre interviene subito. "La Madonna ama farsi pregare" diceva la piccola Bernadette. Se intervenisse subito, smetteremmo di pregare. Dio ci ascolterebbe immediatamente, se non non cessassimo di pregare. La preghiera è il nutrimento dell'anima. Conservandoci nella preghiera, Dio ci fortifica nel cammino di santità.
Chiediamo a Dio con fiducia nella certezza che Lui provvederà secondo la sua sapienza e bontà. Non diamo ordini a Dio. Esponiamo i nostri bisogni e restiamo nella pace. Nessuna preghiera rimane inascoltata. In Cielo vedremo l'efficacia delle nostre preghiere che qui in terra sembravano inascoltate.
Tratto da: Lettere di padre Livio

giovedì 7 ottobre 2010

FALSE DEVOZIONI - i critici

Vi sono sette specie, a mio avviso, di falsi devoti e di false devozioni alla Santa Vergine: 1. i devoti critici: 2. i devoti scrupolosi; 3. i devoti esteriori; 4. i devoti presuntuosi; 5. i devoti incostanti; 6. i devoti ipocriti; 7. i devoti interessati.

I devoti critici sono di solito dei sapienti orgogliosi, spiriti forti e presuntuosi, che in fondo hanno una certa devozione alla Santa Vergine, ma criticano, perché contrarie al loro gusto, quasi tutte le pratiche di devozione che le persone semplici compiono semplicemente e santamente in onore di questa buona Madre. Essi mettono in dubbio tutti i miracoli e i racconti riferiti da autori degni di fede, o tratti dalle cronache degli ordini religiosi, che attestano le misericordie e il potere della Santissima Vergine. Con fatica tollerano la vista di persone semplici e umili inginocchiate a pregare Dio davanti a un altare o ad un'immagine della Santissima Vergine,o nell'angolo di una strada; le accusano perfino di idolatria, come se adorassero il legno o la pietra; sostengono che, per ciò che li riguarda, essi non amano affatto queste devozioni esteriori, e non sono cosi deboli di spirito da prestare fede a tanti racconti e storielle attorno alla Santa Vergine. Quando vengono loro riportate le lodi meravigliose che i Padri innalzano alla Santa Vergine, rispondono che si tratta di oratoria esagerata, oppure danno di quelle paroleuna falsa spiegazione.
Questa specie di falsi devoti e di gente superba e mondana sono molto da temere e fanno un torto infinito alla devozione alla Santissima Vergine: essi riescono ad allontanarne la gente, col pretesto di eliminarne gli abusi.

Tratto da: La vera devozione a Maria
di san Luigi Maria Grignion de Montfort

giovedì 20 maggio 2010

Amare, pregare, seguire

Amare il Signore non significa ardere di sentimento con il fuoco del momento, ma abbandono completo a Dio manifestando "l'obbedienza della fede" e prestando "il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà". Ce lo insegna con la sua stessa vita Maria.

Pregare il Signore non significa dare a Dio l'indicazione di cosa deve fare, ma rimettergli un problema perché lo risolva secondo la sua volontà. Ce lo insegna con la sua stessa vita Maria.

Seguire il Signore non significa ricordarlo e interpellarlo solo e quando ne abbiamo bisogno, ma significa rispondere con tutto il proprio " io" umano, maschile/femminile e risceglierlo giorno dopo giorno. Ce lo insegna con la sua stessa vita Maria.


Tratto dal catalogo dell'editrice SHALOM

martedì 11 maggio 2010

Il Rosario

Dalla Lettera Apostolica DI

S.S. GIOVANNI PAOLO II

Rosarium Virginis Mariæ
1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore.

3. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito … desidero che questa preghiera nel corso dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre di quest'anno all'ottobre del 2003 Anno del Rosario.

6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace.
Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società.

12. Il Rosario, proprio a partire dall'esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa. Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze.

19. Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno 'compendio del Vangelo', è perciò conveniente che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione (misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce). Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun aspetto essenziale dell'assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria.

21. …Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momenti significativi – misteri 'luminosi' – di questa fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano, 2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. nell'annuncio del Regno di Dio con l'invito alla conversione, 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell'istituzione dell'Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale. Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno ormai giunto nella persona stessa di Gesù.
È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa 'peccato' per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell'acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende.
Mistero di luce è l'inizio dei segni a Cana (cfr Gv 2, 1-12), quando Cristo, cambiando l'acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all'intervento di Maria, la prima dei credenti.
Mistero di luce è la predicazione con la quale Gesù annuncia l'avvento del Regno di Dio e invita alla conversione (cfr Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48), inizio del ministero di misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attraverso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20, 22-23).
Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo.
Mistero di luce è, infine, l'istituzione dell'Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimoniando « sino alla fine » il suo amore per l'umanità (Gv 13, 1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.

giovedì 6 maggio 2010

Come si fà il segno di Croce?

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

Cristo salva l'uomo mediante la Croce. Ne salva l'anima ed il corpo conquistandoli al male. L'uomo, che segna il proprio corpo con la Croce in riferimento alla Passione di Cristo, offre a Dio la propria vita (anche fisica).
Il Segno della Croce non si definisce, non si interpreta, non si studia, men che meno si discute. E' personale, ad esso non si aderisce, nè serve manifestar consenso. O si fa, o non si fa. E se si fa Satana non ha scampo. Cristo ha campo libero vince e ci salva.

Se puoi, presenta bene il tuo corpo, tieni eretto il busto, poni in vita la mano sinistra, manifestando attenzione e rispetto. Prepara la mano destra sulla sinistra tendendola bene ed allineando le dita. Porta la mano destra sulla fronte, poggiandovi al centro il dito medio, e nomina il Padre.
Stacca la mano destra dalla fronte e con essa, segna verticalmente il tuo corpo, attraverso il cuore, fino alla mano sinistra che hai in vita. Lì fermati e nomina il Figlio.
Mantieni ferma la mano sinistra, porta la destra sulla testa dell'omero sinistro, nomina lo Spirito Santo mentri segni orizzontalemente, sempre con la destra, il tuo corpo, attraverso il cuore, fino alla testa dell'omero destro.
Riporta la mano destra in vita sulla sinistra e proferisci la parola Amen.

Tratto dal sito ALMA PREX

lunedì 3 maggio 2010

IL SANTO ROSARIO - parte terza

«La storia del Rosario mostra come questa preghiera sia stata
utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell'eresia.
Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci ha preceduto?
Il Rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore».

Giovanni Paolo II - Rosarium Virginis Mariae - 16 Ottobre 2002
Tratto dal sito dei Domenicani del Rosario